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SoulFood - Episodio 2: La Creatività

Tempo di lettura: 2' c.a.

Cos’è la Creatività? La creatività è dare vita ad un pianeta che ha crateri, prati, colline, montagne, un cielo e diverse superfici.

Luoghi. Creature e personaggi. Possibili città e paesi. Edifici. Mezzi di spostamento o di comunicazione. Come si suol dire, è "Creare tutto un mondo” . Una galassia, un universo con all'interno diversi pianeti. Alcuni più spogli altri più ricchi ed elaborati. Questo significa creare: dare vita a qualcosa che prima non esisteva.

Il limite della creazione Italiana è la ripetitività. Sono anche bravi gli artisti, hanno buone idee, e anche un gran gusto. Ma la maggior parte è ripetitiva. Sempre gli stessi temi, sempre gli stessi ritmi, gli stessi  suoni, gli stessi stili, le stesse atmosfere, le stesse melodie, le stesse storie raccontate da anni, lo stesso stile linguistico, le stesse parole, la stessa metrica, gli stessi stacchi, le stesse pause la stessa punteggiatura… E questo in tutte le arti.

Non sto mica parlando solo di musica. Non solo tra di loro. Difficilmente ne ho visto uno, tra quelli che conosco, cambiare davvero nel tempo, costantemente. Di solito parte in un modo e resta così per tutta la carriera. Oppure parte in un modo, poi si evolve in un altro, e lì resta definitivamente. Insomma, arriva un momento in cui l’artista italiano si ferma e si siede stanco su una cadrega, una poltrona o un divano. Così non va proprio. E’ un comportamento che va avanti da troppo e che deriva da una corrente generale di popolo che non cambia e non cresce, ereditato dai primi popoli italici. Come anche l'abitudine di prendere eccessivamente dall’estero e valorizzare poco le proprie cose trascurandole.

Un pomeriggio, quando studiavo cinematografia a Pisa, vagabondando per i vicoli fuori da un negozio di libri usati ne vidi uno bello grosso che parlava della storia degli Etruschi. Decisi di comprarlo per conoscere di più questo paese e le sue origini. Tra quelle pagine appresi che i primi popoli italici non avevano una vera e propria arte. Si limitavano a rubare elementi dai vari popoli con cui venivano in contatto. Esattamente quello che succede anche oggi. Gli artisti italiani difficilmente inventano qualcosa di davvero nuovo. Le nuove forme d’arte arrivano soprattutto dall’estero. In Italia non si fa altro che riproporre, magari in chiave personale, ciò che già esiste. Cercare di fare come o meglio degli altri. Come se esistesse un solo livello da raggiungere e sia imposto da terzi. Niente di più falso!

Non so se mi sia capitato di sentire o di vedere, nel presente, qualcosa proposto prima da una artista italiano. “Guai! Pericoloso! Se qualcuno non ha fatto per primo qualcosa non si può fare". Questo denota una paura di sperimentare. E infatti la sperimentazione da noi non è molto appoggiata. Si è perso o forse è sempre mancato lo spirito da pionieri.

 Pensiamo anche alle religioni: tutte importate.

Ora, questo sicuramente denota un’apertura verso l’esterno e le contaminazioni, che comunque non sempre sono buone. Però è anche una chiusura verso il proprio interno. Cosa ne deriva? Un popolo che non sa chi è.

Se guardi sempre gli altri perdi te stesso. E poi per ritrovarti sono guai.

La cosa da fare è guardare in entrambe le direzioni. Ma prima di tutto conoscere sé stessi, perché è il punto più vicino. La diffusione, l’espansione e l’evoluzione partono dal punto più vicino espandendosi a quelli più lontani, come per i cerchi formati nell’acqua da un sasso lanciato o da una goccia di pioggia.

Quando creiamo opere stiamo manifestando parzialmente o in totale noi stessi. Creare è una manifestazione di ciò che c’è dentro di noi. Lasciar uscire per mezzo dell’Ispirazione, Dio, la parte divina presente in tutti gli esseri, viventi e morenti.

In quanto sue parti, ogni opera di chi segue questa cosa rappresenta una sua parte una parte di noi stessi. Ogni opera ispirata è anche sua. Per capire lo Spirito di un popolo bisogna studiare le opere da esso realizzate. Per conoscere noi stessi a fondo bisogna studiare le opere che realizziamo.