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RapSport: E-Green

Tempo di lettura: 14' c.a.

Questo mercoledì parte su Varese Giants la rubrica RapSport, una serie di monografie dedicate al rapporto tra gli artisti del rap italico e lo sport.

Il personaggio sportivo, più che l’atto sportivo in sé, è un qualcosa che fin dagli albori del rap ha fornito spunti, immagini e metafore immaginifiche ma chiare nel contempo, risultando da sempre come una grande fonte d’ispirazione, seconda forse solo al cinema. Calcio e basket innanzitutto, ma anche pugilato, motori e qualsiasi cosa rappresenti la sfida dell’uomo contro sé stesso e gli altri. Perché lo sport è innanzitutto questo, una sfida continua. Esattamente come il rap.

In RapSport ci concentreremo per ogni puntata su un artista diverso e analizzeremo ogni sua rima disponibile sull’argomento, cercando di spiegare anche ai meno avvezzi alle cronache sportive il perché di ogni citazione e quanto ogni personaggio citato abbia in un modo o in un altro influenzato il proprio sport.

Come primo esponente da analizzare per questa rubrica non potevamo che scegliere un varesino – ma, ribadiamo, non ci porremo vincoli di provenienza in questo spazio -  e la scelta è caduta ovviamente su quello che è il nostro artista più in vista degli ultimi periodi: E-Green a.k.a. Evergreen a.k.a. GFantini.

E-Green ha dalla sua una formazione molto U.S.A. in questo campo, ed è per questo che troveremo moltissime citazioni, anche di personaggi magari oscuri ai più, di provenienza NBA nella sua discografia. Non solo quelle però, dal baseball (per quanto ricordo al momento, unico caso in Italia) al calcio fiorentino fino al ciclismo sono moltissimi gli sport che in qualche maniera hanno influenzato la penna di Nicholas.

Partiamo quindi dalla citazione più famosa, quella contenuta in Sopranos (Thori e Rocce), in questo caso un gioco di parole tra il suo nome (Nicholas) e quello del player NBA Dikembe Mutombo (soprannominato Dik), famoso soprattutto per le sue stoppate e il gesto che le seguiva: facile cambiare una D con una N, ed ecco che la barra diventa

Se vuoi fare l’intesito hai davanti Nik Mutombo, non a casa mia.

L’indice della mano che va a fare “no, no, no, questa è casa mia” è forse ciò che lo ha reso più famoso, ma Dik non è solo quello. Le gesta sportive, gli impegni umanitari per l’Africa, il suo 55 e, perché no, la signature line di scarpe che Adidas gli dedicò (tra l’altro retroizzata di recente) contribuiranno a farlo rimanere nella memoria di tutti gli appassionati.  Qua un bel servizio dedicatogli da Sky qualche anno fa: 

Altro personaggione della pallacanestro d’oltreoceano è Chris Webber, definito maleducato in I reloaded  (I spit vol.1). L’ala grande dai trascorsi a Sacramento maleducato lo è stato davvero sia in campo che fuori, dall’alto di una fedina penale che vede resistenza all’arresto oltre a possesso e guida sotto l’effetto di stupefacenti solo la punta dell’iceberg:  in aggiunta a questi fatti, che all’epoca gli fecero perdere la sponsorizzazione di un marchio come Fila, si inserisce anche la condanna per falsa testimonianza nel processo per lo scandalo alla Michigan University raccontato dal documentario The Fab Five.

Endorser Fila in quegli anni come Chris Webber ma di tutt’altro spessore morale è Grant Hill, citato in Bustoclick (F.U.R.S.):

Il mio nome è Egreen, esprimo classe come Grant Hill

Classe sopraffina minata purtroppo dagli infortuni per quello che da molti era considerato il più probabile rivale di Michael Jordan a metà anni ’90, classe mostrata solo a sprazzi a causa di un fisico – e soprattutto una caviglia – non adatti allo sport moderno. Rimane indimenticabile la sua 33 degli anni a Detroit.

Qua un estratto di quello che era Grant Hill sul parquet: 

Rivale di un Michael Jordan citato anch’egli in Sopranos (come Mutombo) e che aveva avuto nelle finals ’98 forse il canto del cigno della sua carriera, con il celeberrimo last shot in gara-6. Una traccia epica, appunto,

Qualcosa tipo Michael in Gara-6 a Salt Lake

Michael Jordan che è citato una sola altra volta nella discografia, e di traverso, in Riepilogo (Bricks’n’Hammers). Nella traccia in cui ricorda di come faccia ancora swoosh, niente ferro/ buona la prima, niente perno (e se non capite cosa voglia dire, ripassatevi i fondamentali del basket), Nicholas ci mette di fronte ad un 23 tatuato sul cuore e non è Michael Jordan che va a toccare corde certamente più importanti di quelle che analizziamo in questa rubrica.

Questo è il video degli highlights di quella gara-6 passata alla storia: 

Niente ferro, solo rete è un concetto che sta a cuore al nostro, se anche in Murda Ya con Dj Nollie Nox tiene a ricordarcelo con un altro freestyle.

Paragonato spesso per i freddi numeri delle sue statistiche a His Airness MJ, Lebron James è citato in Dal Giorno Zero (Il Cuore e La Fame), dove se

Volete fare tutti il rap Lebron? Peccato, c’è Green Nowitzki

Chiaro riferimento alle finals 2011 che vedevano contrapposti per l'appunto i Mavs del tedesco e gli Heat di LBJ, con l’affermazione a sorpresa della franchigia texana. Dirk Nowitzki è l’esatto opposto di The Chosen One. Da sempre a Dallas, da sempre fuori da ogni polemica, il German Wunderkind ha sempre fatto solo quello che gli veniva chiesto: Giocare e vincere.

Questo è probabilmente il momento in cui tutto cambiò in quella serie di finali: 

LBJ e Nowitzki sono gli unici giocatori NBA ancora al top che Green nomina, d’altronde in Fiat Dacia Skoda (I Spit vol.1) lo dice chiaramente:

E me ne frego dei tuoi ganci io grindo da mo’, non sembri nè Kareem Abdul-Jabbar o Pippo Calò / non so chi gioca adesso in NBA però ricordo i contropiedi di Danilovic e Rigaudeau

Premesso che Pippo Calò non c’entra nulla con lo sport, gli altri tre sono chi per un motivo chi per un altro pietre miliari della palla a spicchi: il gancio cielo ha fatto entrare Kareem Abdul-Jabbar nella storia certamente più dell’aver partecipato all’ultimo incompiuto film di Bruce Lee. Primo cestista a cambiare nome durante la carriera (si, prima di Ron Artest – Metta World Peace ci fu lui, ma per motivi completamente diversi) e una delle 9 maglie ritirate nella storia dei Lakers, Kareem Abdul è una delle vere e proprie icone di questo sport. Eccolo impegnato nel combattimento contro Bruce Lee tratto da Game of Death

Predrag “Sasha” Danilovic ha anch’esso una maglia ritirata, ma è “solo” quella di Bologna, sponda Virtus: Nelle sue due stagioni in America Sasha non riuscì mai ad imporsi, né a Miami (la squadra che lo convinse a lasciare l’Italia) né a Dallas. Al contrario, al suo ritorno in Emilia realizzerà una delle pagine storiche del basket italiano, nella finale scudetto ‘98 tutta bolognese tra Virtus e Fortitudo: il tiro da 4 a 16 secondi dalla sirena che cambiò l’esito di un’intera stagione. Talento puro giunto in NBA in un periodo contraddistinto purtroppo dalla mentalità poco aperta agli stranieri e del conseguente poco tempo a loro disposizione per potersi adattare al gioco americano, poche cose nello sport emozionano come questo video: 

Antoine Rigaudeau giocava a fianco di Danilovic a Bologna (una squadra in cui stava per sbocciare gente come Manu Ginobili e Marko Jaric, giusto per ribadire il livello di quello che era il basket nostrano a fine anni ’90) e anche lui floppò clamorosamente in NBA: solo 6 mesi e 11 presenze a Dallas per lui, che tornò poi un biennio in Europa, a Valencia, per chiudere la carriera.

Ma se a Bologna in quegli anni la coppia d’oro era Danilovic/Rigaudeau, a tenere banco in quel di Varese negli anni dello scudetto della stella erano Meneghin (figlio) e Pozzecco. La dinastia Meneghin è citata nella traccia omonima contenuta I Spit vol.1 nel passo che recita

Se Inzaghi porta Milano in Europa/ Green lo fa con Varese come Meneghin 

Dino Meneghin, forse il più influente cestista italiano di sempre, a Varese vinse cinque Coppe Campioni negli anni ’70. Suo figlio Andrea come già detto vinse lo scudetto della stella riportando dopo anni gli allora Roosters in Eurolega e risultando una delle ultime bandiere in uno sport che vede il mercato aperto tutto l’anno, con continui - e spesso clamorosi - cambi di casacca. In tutta la sua carriera Andrea Meneghin giocherà fuori da Masnago solo due anni, legandosi indissolubilmente alla città giardino, dove tutt’ora ricopre ruoli tecnici in società.

Gianmarco Pozzecco ha invece certamente avuto una carriera più movimentata, come per Andrea una parentesi alla Fortitudo Bologna ma senza il ritorno all’ovile varesino: per la Mosca Atomica esperienze anche in Spagna e Russia, prima di trovare la sua dimensione a Capo D’Orlando, dove attualmente è in carica come coach della prima squadra. Un carattere impossibile da dimenticare come le sue capigliature fluo, un asso comunque capace di infiammare le folle, come Green ci ricorda in Scelte (Il Cuore e La Fame):

Tu che rappi sei Cochi senza Pozzetto, I’m the next best thing in VA since Pozzecco

Nella stessa traccia viene citato anche un altro irregolare del basket: torniamo in NBA, questa volta per parlare di uno dei Bad Boys di quando Detroit sfidava il mondo a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90: Stiamo parlando di Bill Laimbeer, talmente bad da guadagnarsi questa barra con l’ormai classico gioco a sostituire il nome, da Bill a Green:

Sotto canestro gomitate in faccia, Green Laimbeer

Bill Laimbeer oggi è uno stimato tecnico del basket WNBA, ai tempi formava con Isiah Thomas, Joe Dumars e the worm Dennis Rodman 4/5 del quintetto che più incuteva timore agli avversari per la ruvidità e l’aggressività che mettevano in campo. Un bel video che rappresenta quegli anni della Motor City è questo: 

In alternativa, basta che cerchiate “Bill Laimbeer Fights” su YouTube per avere ancora più conferme sui motivi del soprannome Bad Boys. Tra questi troverete anche la celebre rissa con Charles Barkley, che perse la sua aplomb da Sir in una partita SixersPistons del 1990. Di certo non è a questo video che Green si riferisce quando in Carati #6 parla di 

Rap Charles Barkley

 

Di tutt’altro tenore è Steve Nash, lui magari al contrario di Barkley il soprannome Sir non se lo è mai cucito addosso ma di certo lo avrebbe meritato di più. Gentiluomo in campo e fuori (da buon canadese) e due volte consecutivamente MVP. Un campione vero, come ricordatoci in Ya Know the Name, con Lucci e Dj Ceffo:

Champion sound, MVP Steve Nash

Ultima citazione NBA, come all’ultimo secondo arrivavano le sue bombe da tre, ecco Reggie Miller in The Shout con i Giudafellas:

In the zone come Miller in vena triplette

Una vita in maglia Pacers, in Indiana the Killer si consacrerà come migliore tiratore da 3 della storia, superato solo in seguito da Ray Allen.

Talento per il tiro dalla distanza che lo stesso Green ammette di non avere, in L’Unica Cosa (Il Cuore e La Fame):

Mai fatto goal o triple allo scadere

Ma in Unreleased Rapshit (F.U.R.S.) ha la grinta di chi

Non molla come Gattuso

E quindi cominciamo a parlare di calcio, lo sport nazionale per eccellenza. Anche perché Fantini (come sottolineato nel Capitan Futuro Contest)

Ha il rap Roby Baggio

Non è facile trovare molto da dire sulle citazioni calcistiche perché nella nostra cultura sono molto più radicate, se parliamo di Baggio o Gattuso o Balotelli chiunque ha ben presente chi sono e da dove vengono. Se in Real Randagi con Fedez la barra è

Ti ho visto live, più insulti che a Balotelli

Oppure se in Né Leggere Né Scrivere con Asher Kuno

Fissi Green come quando rocca MessiGol

L’immagine è ben fissa nella nostra mente, la metafora giunge immediata. Meno immediata è magari l’immagine di Claudio Ranieri presente in Cristo Santo (Bricks’n’Hammers)

A San Siro col Novara distrutto/mentre dice a se stesso “ho sbagliato tutto”

Certamente però nei ricordi dei tifosi interisti. 

Altro allenatore passato da Appiano Gentile è Marcello Lippi, altra citazione da Né Leggere Né Scrivere:

Tu sbagli tutto come Lippi

È un chiaro riferimento al mondiale 2010 e a quell’Italia – Slovacchia che ancora fa male a tutti i tifosi italiani. 

Il mondiale Sudafricano delle vuvuzelas che dureranno solo due mesi, da Chiudi Gli Occhi in compagnia di Dinamite:

Quando salgo faccio numeri alla Torronteras/ il tuo nome in giro al massimo due mesi tipo vuvuzelas

Edgar Torronteras invece è uno dei più famosi Mx Freestylers di tutti i tempi e forse il primo europeo in assoluto, dategli in mano una moto da cross e salterà il mondo. Per lui, pure l’onore di avere prestato il nome ad un fortunato videogioco di fine anni’90 nella lista delle cose da ricordare.

Ma di moto parleremo dopo, rimaniamo al calcio per parlare del Freestyle sul disco di Retraz:

Guarda come li dribblo umiliandoli al Maracanà

Maracanà è il nome non di uno solo, ma addirittura di due tra i più importanti stadi del mondo: quello brasiliano (che è poi l’”originale”) e il Marakana di Belgrado, impianto della Stella Rossa. Atmosfere caldissime a tutte le latitudini del globo.

Atmosfere caldissime come quelle delle calle argentine che hanno sfregiato Carlitos Tevez e il suo

Talento inguardabile alla Carlitos Tevez

Citato in Egreen 2009 e Egreen 2010 (I Spit vol.1), quando l’Apache era ancora lontano dall’approdare a Torino. Torino, ma anche Milano, Roma, Bergamo, Madrid, Firenze, Monaco e Genova nelle tappe sportive di Bobo Vieri: un autentico nomade del calcio nostrano, finito “in disgrazia” ai tempi di Leccare Fighe (sempre contenuta in I Spit vol.1, era il 2009 e Christian concludeva la sua carriera all’Atalanta con solo 9 presenze e 2 gol all’attivo in tutta la stagione).

Da domani cambiate lavoro, sennò finite fottuti alla Vieri Bobo

Chi ha realmente cambiato lavoro dopo il calcio è l’unico e vero fenomeno, Luis Nazario da Lima, divenuto giocatore di poker professionista una volta appesi gli scarpini al chiodo. Peccato per lui che l’attività fisica sia venuta a mancare, e la linea ne risenta: da Carati #5,

Non sono bello Ronaldo Cristiano, grasso come il vero Ronaldo

Se lo stile di Ronaldo non è mai stato sopraffino (esempio su tutti, la rasatura ai mondiali 2002, ma anche i ricciolini con cui si presentò al Milan non erano poi il massimo), uno che della chioma e dell’aspetto da narcos ne ha fatto una bandiera è sempre stato Higuita, citato in Fiat, Dacia, Skoda:

Colombiano come Higuita

Portiere goleador soprannominato El Loco, con anche un’esperienza in Spagna a Valladolid, qualche mese di prigione e una squalifica per cocaina, Renè è famoso soprattutto per la sua mossa dello scorpione. Mito vero.

Sempre calcio, ma non esattamente come lo conosciamo noi in Cani, con Gccio e Gabba:

Questa merda è come calcio fiorentino 

Che in pratica è una rissa senza esclusione di colpi.

Roba d’altri tempi alla stregua del Palio di Siena, citato in I Spit Ya con Vox P e Dj Tsura.

Vino come a Siena se ha vinto la tua contrada

Violenza pura, senza nemmeno il rispetto per l’avversario che si ha in uno sport comunque di contatto come il rugby ad esempio, nonostante comunque ne Il Triangolo delle Bermuda, con Brain (FNO) e Lord Madness quello sport venga descritto così

Col micro parse li sbrano / Lo Cicero 6 nazioni

Andrea Lo Cicero, recordman di presenze nella nazionale Italiana e soprannominato il Barone per la provenienza “nobile” della sua famiglia, è riassumibile tutto in questa citazione:

Cinquantacinque punti in testa, di cui ventuno solo a un orecchio. Sei dita rotte. Quattro costole. Un gomito. Spalle lussate a volontà e una clavicola fratturata. Distorsioni varie alle gambe. Un collaterale rotto e una sublussazione del ginocchio. Uscite dal campo per infortunio: nessuna.

Una bestia.

Lato animale che prevale anche in certi pugili, che se non avessero avuto certi manager chissà in che galera sarebbero marciti.. quali manager? Uno su tutti, Don King (citato in Senza Gravità, con Johnny Marsiglia e Big Joe):

Veri pesi massimi sul ring, tu mi dici Don King?

Don King nella sua carriera ha gestito praticamente tutti i boxeur più importanti, da Mike Tyson fino a Mohammed Alì. Mohammed Alì che poi non è altro che il Cassius Clay citato in Scelte (Il Cuore e La Fame):

Tu mi dici Cassius Clay, io Carnera, io Vincenzo Pazienza

Cassius Clay non ha bisogno di approfondimenti, come anche Primo Carnera non dovrebbe riceverne, data l'importanza che ha. Probabilmente il pugile italiano più famoso di sempre, divenuto simbolo nell’Italia fascista di forza, coraggio e determinazione. Chi non lo conosce farebbe bene ad informarsi su di lui. Vincenzo Pazienza è una citazione invece che può essere letta a due vie: il pugile italo americano attivo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei 2000 (con un record niente male di 50 vittorie su 60 incontri, di cui 30 per knock out) oppure il rapper di Philadelphia Vincenzo Luvineri, conosciuto al mondo con lo stesso nickname del pugile, ossia Vinnie Paz. Rapper certamente molto apprezzato da E-Green, anche in virtù di un’attitudine a stare sul beat molto similare. Un’attitudine da ring chiaramente esplicata in Double Trouble con Mocce e Shai:

Lacero le orecchie già dal primo ascolto […] tu alle corde, stronzo

La stessa attitudine che l’ha portato ad arrampicarsi su fino alla cima del rap italiano, facendo

Parkour sul beat

Come in Egreen 2009, in compagnia ancora di Mocce e Dj Yodha. Sport non convenzionale il Parkour, più o meno come lo Skate, di cui nomina due personaggi chiave come Tony Hawk e Chad Muska. Curiosamente, li nomina più per i loro progetti paralleli che per le capacità con la tavola, assolutamente indubbie. Tony Hawk è in VaVe (nel disco di Gionni Gioielli):

Roccavo Tony Hawk quando gli altri strippavano per PES

Riferendosi chiaramente alla saga di videogiochi nata nel ’99 e che da allora ha visto una quindicina di titoli uscire sul mercato. Basicamente, uno all’anno (anzi, qualcosa di più). Qua un bel documentario sulla storia del videogioco

Chad Muska è nella già nominata Real Randagi:

Hip hop come Chad Muska

 Uno degli skater professionisti più influenti di sempre è citato per la sua attività di produttore musicale, sotto lo pseudonimo di Muskabeatz ha prodotto leggende come Afrika Baambataa, KRS-One, Ice-T, Raekwon e via dicendo. Oltre alla sua attività di produttore, ha influenzato il mondo dell’hip hop con la sua linea di sneakers a brand Supra, viste ai piedi di gente come Kanye West, Soulja Boy, Common, 50 Cent oltre a Prodigy dei Mobb Deep (con lui, da ricordare la collaborazione basata sulle Backwood). Sempre a brand Supra la signature line di Lil Wayne, denominata Spectre.

Dalle rotelle degli skate passiamo ai 28 pollici delle biciclette da corsa con un

Finisci come Pantani

Che in Waka Waka (I Spit vol.1) ci da dritto in faccia le conseguenze del girare con infami. Da sempre sport colmo di varesini, il ciclismo nostrano vede nell’Ivan Basso citato in Chi? Cosa? Dove? (Il Cuore e La Fame) la sua attuale incarnazione più carismatica:

Mentre questi nuovi babbi brucian tappe, peggio che Ivan Basso con due taniche di benza e il Bic in parte

Due volte vincitore al Giro d’Italia, Ivan il Terribile è uno dei pochi corridori ad aver tenuto testa a Lance Armstrong nel periodo in cui lo statunitense dominava la grande boucle francese e, caso più unico che raro, ha subito a cavallo tra 2006 e 2008 una squalifica di due anni pur non essendo mai stato trovato positivo ad alcun controllo antidoping, per il coinvolgimento nell’Operacion Puerto riguardante i traffici illeciti del dottor Fuentes.

Sempre su due ruote, questa volta a motore per Dovizioso e Capirossi: il primo, preso ad esempio in Uomo In Mare (Bricks’n’Hammers)

Per questo corro come Dovizioso

Ai tempi della stesura dei testi di Bricks’n’Hammers il Dovi era pilota ufficiale HRC in MotoGP, certamente non l’ultimo arrivato. Capirossi invece nel 2009, anno dell’uscita di I Spit vol.0, era già in fase calante ma comunque rimane un tre volte campione del mondo.

Oggi che ho tolto il piede dal freno […] mi puoi chiamare il Capirossi del rap italiano

 Memorabile il titolo della 250 conquistato nel 1998 con una manovra ai limiti del regolamento ai danni di Tetsuya Harada, che gli costò tra l’altro il licenziamento da parte di Aprilia. Qua il video di quel fatidico ultimo giro: 

 

Altre gare decise spesso da incidenti sono quelle americane, dove Daytona rimane insieme ad Indianapolis una delle tappe fondamentali per ogni annata, da Sopranos pt.2, con Bassi Maestro e Mr. Phil

Quando sputo la tua testa fa giri come a Daytona

Girare negli ovali non è cosa facile come sembrerebbe a prima vista, soprattutto se parliamo di gare lunghe ore come quelle americane.

Ultima citazione, come spesso arriva ultima ai live, quella da Babe Ruth Freestyle (Bricks’n’Hammers)

Strike 1, Strike 2, guarda in alto, Homerun/ Io porto il vero quando entro nel Booth /riconosci E-Green lirico Babe Ruth

Una partita dura ore ed è americano esattamente come le gare sugli ovali, anzi, forse è lo sport americano per eccellenza: il baseball. Nessun europeo potrà mai capire il perché abbia tanto successo, eppure tiene allo stadio decine di migliaia di persone ogni settimana e ancora più tifosi attaccati alla televisione. Babe Ruth è la Leggenda di questo sport.

Con Babe Ruth siamo arrivati alla fine di questo viaggio all’interno dell’immaginario sportivo di E-Green, ovviamente ci può essere sfuggito qualcosa. Se avete notato citazioni da noi non inserite, comunicatecele e provvederemo ad inserirle nell’articolo! Enjoy

 

Aggiornato al 19/03/2014