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In Da Studio - Voda Lova

Tempo di lettura: 3' c.a.

E' tornata "In Da Studio", la rubrica lanciata alcuni mesi fa con lo scopo di portare i lettori del sito all'interno dei principali studi di registrazione della provincia di Varese.

Beatmaking, sample, vinili, produzioni e produttori sono gli argomenti trattati insieme agli artisti da noi selezionati, e dopo la bella chiacchierata con Dj Tel Aviv nella prima puntata, é il turno di Voda Lova, il quale ci parla di tutto ciò che ruota intorno all'Abusive Studio.

Ciao Voda!

Ciao!

Come è nata l’idea di questo studio? E perché questo nome?

L’idea di questo studio è nata semplicemente perché era nata l’esigenza di registrare e non avevo i soldi per andare a pagare gli altri studi, allora ho comprato un microfono e una scheda audio – marcissima – e ho iniziato a registrare ai tempi, nel 2006, con Manny. All’inizio eravamo io e Manny, poi via via si è unita altra gente. Il nome di questo studio perché appunto era una cosa abusiva, marcissima, in camera mia (un po’ come tutt’ora è ritornato ad essere), una scheda audio, un computer e quattro scemi.

Come ti sei avvicinato al beatmaking? Con quale macchina hai iniziato?

Mi sono avvicinato in una maniera incredibile, ho iniziato a produrre con il multitraccia della tastiera di mio fratello, quindi non è che mi sono avvicinato nella maniera più semplice. Dopo il multitraccia della tastiera ho iniziato a lavorare con i multitraccia classici, con Acid (che mi ricordo essere stato il primo multitraccia che ho conosciuto). Mi sono avvicinato al beatmaking non per una voglia particolare di imparare a produrre perché mi vedevo un futuro brillante come produttore, perché era il mio sogno, ma anche lì perché non avevo i soldi per pagare un produttore e farmi fare i beats. Tutto qua.

Il tuo beatmaking su cosa è strutturato?

Il mio beatmaking non è particolarmente strutturato su qualcosa di fisso, se è strutturato su qualcosa è strutturato sul fatto che a me piace produrre un artista cercando di sfruttare con la produzione le sue qualità, infatti le mie produzioni variano dai campioni, batterie campionate e roba più underground fino a musica che possiamo chiamare anche dance, commercialate appunto perché mi piace produrre quello che è adatto alla persona, se uno è hardcore mi piace produrre hardcore, se uno non c’entra niente con quella cosa mi piace creare un suono che per lui sia credibile, ecco.

Qual è il tuo produttore preferito?

In assoluto, stimo per quello che ha costruito Dr Dre. Per come suonava ti dico Alchemist, e Timbaland invece che mi ha scimmiato in quel periodo in cui è saltato fuori con le robe più fresche, 2005-2004? Non mi ricordo bene, comunque aveva rivoluzionato completamente il gioco ed è una cosa difficile da fare. Sull’innovazione, la tecnica sicuramente il mio nome è Timbaland. Poi Alchemist è il numero uno. Punto.

Come vedi il fatto di utilizzare samples già utilizzati da altri producers?

Non me la vivo male, tanto l’hanno già campionato altri, già è un campione, perché non usarlo anch’io? Può essere visto magari come una sfida per cercare di fare meglio, prendere in considerazione quello che già è stato fatto, cerchi sempre di fare qualcosa di diverso per distinguerti dal lavoro che già ha fatto un altro produttore. È figo, può essere visto appunto come una sfida con sé stessi per non copiare il lavoro che già è stato fatto ma reinventare un altro beat.

Che rapporto hai con il diggin’? E come scegli le opere da campionare?

Ho un rapporto classico, credo come quasi tutti. Mi piace ricercare musica nuova, giro spesso per i mercatini, vado a rovistare tra i vinili vecchi etc. Solitamente compro un vinile, ascolto il vinile, campiono il vinile. Se per caso trovo in giro qualcosa su Youtube, qualcosa di campionabile, non nascondo che me lo scarico e lo campiono, però è raro, solitamente quando finisco le cose da campionare vado a comprare altri vinili e cerco di campionarli, non perché voglio fare il figo col vinile, ma perché mi piace andare a cercare materiali nuovi, se vado a cercare su Youtube come faccio a cercare una roba nuova? Non so come si chiama. Allora vado nel mercatino, prendo in mano il disco, guardo l’artista e me lo porto a casa.

Che rapporto hanno avuto gli Hugaflame nel tuo percorso?

Gli Hugaflame nel mio percorso sono stati fondamentali per molte cose, nel senso che inizialmente sono stati dei punti di riferimento e lo sono rimasti, Livio è stata la figura che mi ha dato la spinta, che ha fatto nascere e crescere dentro di me la voglia di fare da me quello che lui faceva quando andavo da lui a registrare (ormai secoli fa). Mi ricordo che lo guardavo e dicevo “cazzo, queste robe io non le saprò mai fare” e da lì è nata la voglia di mettermi a farlo. Dydo alla fine è un po’ il mio papà artistico, nel periodo HugaFamily quando è nata tutta quella situazione eravamo sempre in giro assieme, abbiamo fatto tour, mi ha sempre aiutato ed è ovvio che delle figure del genere siano state fondamentali per me, la mia formazione artistica e per tutto quello che riguarda la mia crescita musicale.

C’è qualche altra figura che ha segnato in particolar modo la tua crescita artistica?

Non in particolare la mia crescita artistica, però devo dire che mi ha insegnato molto come funziona il business della musica, sicuramente Mondo Marcio è stata una persona che mi ha aiutato molto in questo. A livello artistico un po’ meno perché comunque il mio ruolo era limitatamente artistico, ho imparato più a livello tecnico come lavorare. A livello artistico oltre a tutta la musica che posso avere ascoltato e le mie ispirazioni, le figure che sono state presenti principalmente gli Hugaflame.