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In Da Studio - Intervista a DJ Telaviv

Tempo di lettura: 5' c.a.

Parte da questa lunga chiaccherata con DJ Telaviv la nostra nuova rubrica In Da Studio, che ci porterà a visitare gli studi di registrazione della provincia e conoscere al meglio i protagonisti degli stessi, vale a dire producers, Djs e fonici.

Ciao Telaviv!

Ciao Varese Giants

Com'è nata l'idea del tuo studio e come mai il nome Habitat?

L'Habitat Studio è nato ufficialmente nel 2007. Dopodiché nel 2009 mi sono spostato qua dove siamo adesso. È nato perché con i ragazzi con cui sono cresciuto tra Busto, Legnano e Ferno, gli Icore, abbiamo deciso di creare un posto dove registrare, in un certo senso anche per beccarci tra di noi, un punto di ritrovo. E da quello poi è nato il nome Habitat Studio, perché comunque devi immaginare che qui è sempre un via vai di gente, sono nate amicizie e finite amicizie. Oltre alla musica c'è un sacco di altra roba in più. Ovviamente da quelle registrazioni che si facevano un po' così, più inter nos, è diventata poi una roba più allargata e adesso ci sono ragazzi che vengono sia dalla Lombardia che da fuori a registrare e lavorare con me.

Come ti sei avvicinato al mondo del DJing?

È una domanda complicata. Diciamo che ho iniziato ad avvicinarmi a questa cosa del Rap nel 2004 quindi 10 anni fa e ho cominciato a fare beat. Da quel momento per un paio d'anni ho iniziato a produrre, prima col computer poi con L'MPC. Poi mi sono però spostato lentamente più verso la parte audio, la parte tecnica di fonico. Così, cominciando a spippolare, sai, tutto infottato. Siccome questa parte della faccenda ha tolto spazio e tempo al beatmaking, sono riuscito a fare sia questo che il DJing. Non che il DJing sia una cosa che richieda meno tempo, però sicuramente per fare un beat devi magari metterti li 3, 4, 5 o 6 ore, trovare il suono giusto etc., invece mettere i dischi e fare questa roba qua, registrare, mixare etc. secondo me si possono legare bene l'una all'altra. Quindi mi sono appassionato di più al mettere i dischi. Non tanto al turntablism quanto a suonare proprio, a suonare sia nelle serate dove c'è solo da muovere la testa, sia nelle serate da club insomma...

Chi è il tuo DJ preferito?

Il mio DJ preferito... quello che secondo me negli ultimi anni incarna sia la parte di turntablism che quella club, quindi sia la parte tecnica che quella del far ballare, far prendere bene la gente penso sia A-Trak. Perché lui è stato forse uno dei più giovani campioni DMC, era ancora minorenne se non sbaglio, è un mostro a fare beat juggling, scratch, tutto quello che riguarda la parte di turntablism. Non ho mai avuto il piacere di sentirlo dal vivo ma ho visto i video di quando suona, nei festival etc., e anche a mettere i dischi è un mostro. Mette le bombe, unite a questa roba che si fa tutte le storie, le figate con i giradischi. Quindi secondo me A-Trak è il dj più completo, per i miei gusti.

Parlaci di come è nato il tuo rapporto e la collaborazione con Blocco Recordz ed Emis Killa

Circa cinque anni fa, quindi parliamo del 2009, io conoscevo già Agon, il quale aveva appena iniziato a suonare con Emi. Quindi tramite lui l’ho conosciuto e da lì abbiamo iniziato a suonare assieme, stiamo parlando ancora del periodo di “Keta Music”. Abbiamo cominciato a fare i primi live, ci siamo conosciuti e poi quando ha fatto uscire “Champagne e Spine” ho conosciuto anche gli altri ragazzi di Blocco Recordz: Giso, Zanna, Duellz, Ill Freddo e piano piano sono entrato in famiglia. Adesso è appena uscito il disco nuovo e stiamo per iniziare il tour, ormai sono cinque anni che stiamo assieme e in questi anni abbiamo fatto tapes, date, pezzi, un bel po’ di cose insomma. Ormai Blocco Recordz è la mia famiglia, è così che è nata tutta la faccenda.

Tornando a parlare dell’Habitat Studio, preferisci Pro Tools, Logic o Cubase?

Secondo me è tutto un fatto di abitudine più che altro. Io personalmente uso Pro Tools, perché semplicemente quello che cambia da un software all’altro non è altro che l’editing, quindi come sei comodo a tagliare, spostare, fare le tracce e più tecnicamente il rumore di fondo, il rumore digitale, queste cose qua. Personalmente mi trovo strabene con Pro Tools a fare la parte di editing mentre per quello che riguarda i plug-in (ognuno ne aggiunge altri a quelli nativi), quello è un discorso a parte. Forse però il software più comodo - nonostante io non lo usi perché lavoro su sistemi operativi Mac e su Mac non gira molto bene - quello più completo, più comodo di tutti è Cubase, in assoluto.

Quanto è importante secondo te l’utilizzo di outboard analogici in uno studio oggi?

È importante? Si. Però fino a un certo punto, nel senso che quando uno riesce a farsi un certo orecchio, un certo gusto e continua a lavorare, il fatto di usare un plug-in o usare un outboard non cambia molto. Se sai dove mettere le mani non fa differenza cosa usi. Ovviamente se avessi più possibilità (economiche, NdR) mi farei uno studio pieno di outboard, però alcuni sono convinti che sia fondamentale e altri che sia del tutto inutile. Secondo me, e io mi pongo diciamo a metà tra i due pensieri, all’interno della catena, nella parte fondamentale della registrazione sarebbe meglio usare un outboard, quindi magari utilizzare un preamplificatore, un equalizzatore, un compressore figo quando registri la voce piuttosto che il resto, come anche nella parte finale, quando masterizzi un pezzo o un disco la roba analogica ti da una spinta che il digitale non ti darà mai. Nella parte centrale, che vedo come il mixing di pulizia, rifinitura e calibrazione dei suoni ormai i plug-in sono così fighi, così avanti che, ripeto, se sai dove mettere le mani, dove mettere l’orecchio non c’è bisogno di outboard.

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi fosse intenzionato ad intraprendere una carriera come la tua?

Magari “carriera” è un po’ troppo, però la roba fondamentale sia se fai il DJ, sia se fai il fonico, se fai il rapper, se fai il panettiere, se fai il dottore, qualsiasi lavoro fai secondo me prima di tutto ci vuole la passione, non devi fare questa roba solo perché fa figo, perché lo fa l’altro, etc. Ti deve venire dal cuore. Quando senti un pezzo, quando registri, quando metti i dischi, qualsiasi roba tu fai ti si deve alzare la pelle, sennò non ne vale la pena. Seconda cosa fondamentale, e secondo me sta venendo molto a mancare, e magari io non sono così “adulto” per dirlo ma vedo dei ragazzi molto più giovani di me che non ne hanno, è l’umiltà. Quindi imparare, studiare, studiarsi i dischi, mettersi lì, sbattere la testa, stare un botto di ore sulle cose e avere tanta umiltà, perché senza quella non riesci a crescere, non riesci a migliorare.

Qual è il momento che ricordi con più piacere dei tour con Emis Killa?

Ne abbiamo passate una cifra, perché soprattutto negli ultimi due/tre anni abbiamo fatto qualcosa come quasi cento date all’anno, tra DJ Set e concerti, abbiamo girato tantissimo. Gli aneddoti sarebbero centinaia, se possiamo riassumere tutto la cosa più bella è quando sali in furgone e devi tornare dal luogo in cui hai suonato, è la parte più divertente, siamo tutti lì e vengono fuori le cazzate, discutiamo, ascoltiamo la musica… quando siamo sul furgone siamo tutto il gruppo, tutta la famiglia, perché tra di noi siamo una famiglia, siamo uniti e quelle sono le parti del tour che ricorderò sempre anche tra dieci, vent’anni.

Attualmente a che progetti stai lavorando?

Attualmente stiamo lavorando su un po’ di progetti, alcuni finiti alcuni no. Il primo è Clark P., il nostro cantante di Blocco Recordz, di cui uscirà il primo mixtape solista. Parliamo di un progetto R’n’B, un po’ fuori dal rap, ma veramente una figata. Ed è pronto, sono usciti già due estratti. Dopodiché abbiamo i due nuovi “gatti” di Blocco Recordz, Lazza e Shine. Lazza uscirà prossimamente con un mixtape a cui stiamo lavorando già da un po’ e Shine invece uscirà il mese prossimo con il suo primo progetto in Blocco Recordz che si chiamerà “B. Rex Rookie EP”, un EP solista. Al contempo c’è Giso che sta lavorando al suo mixtape/street album, sta registrando. Insomma, abbiamo un botto di roba in ballo, alcuni già di prossima uscita, per altri bisognerà aspettare un po’. Insomma, c’è tanta carne al fuoco in casa Blocco Recordz.

Ti ringraziamo per la disponibilità e in bocca al lupo per i tuoi progetti!

Grazie a voi per l’intervista, grazie Varese Giants.

Tel Aviv, Blocco Recordz. Bella!

Intervista a cura di Gabriele Lavagno

Trascrizione a cura di Ioris Bussolari e Niccolò Turconi